Periodo: 1948 -1960

Alla fine degli anni Quaranta si verificò un cambiamento epocale, con l’introduzione del sistema detto “a leva” o “a pistone” che segna il punto di svolta nella storia del caffè espresso: l’estrazione di un caffè espresso con la crema, la cosiddetta “crema caffè”, modifica il gusto e il costume degli italiani che ne vengono immediatamente conquistati. Il nuovo metodo di estrazione viene sviluppato inizialmente da Achille Gaggia, che applica l’ingegnosa intuizione per la prima volta sul modello Classica nel 1948. Consiste nell’introduzione di una leva a molla collegata ad un pistone, che quando viene abbassata manualmente provoca la compressione dell’acqua bollente contenuta nella caldaia (anziché acqua e vapore). L’acqua giunge così al gruppo e sul pannello del caffè macinato contenuto nel portafiltro con una pressione molto maggiore, di circa 10 bar, consentendo di ottenere la crema; l’elevata pressione necessita però di una macinatura molto più fine. Da allora uno dei gesti più tipicamente italiani è diventato quello del barista che con forza e maestria abbassa la leva per produrre un espresso che non ha più il sapore amaro e bruciato tipico delle macchine a vapore e che, in più, viene servito al cliente ricoperto da un soffice strato di crema, densa e aromatica. Inoltre il sistema a pistone si dimostra molto più sicuro.

Negli anni ’50 il rito del caffè è ormai tipico di ogni italiano, tanto da raggiungere dati di consumo sempre crescenti. Le aziende produttrici sentono la necessità di rivolgersi ad architetti e designers per studiare macchine dalle forme seduttive ed avanzate, oltre che ottimizzate per la produzione in serie in scala industriale. Il design incontra così la tecnologia della macchina da caffè espresso e nascono le prime famose collaborazioni degli anni Cinquanta, in particolare quelle tra La Pavoni e Giò Ponti, Alberto Rosselli e l’ingegner Luigi Fornaroli. Le più famose riviste di stile dell’epoca arrivarono addirittura ad istituire un concorso, vinto da due grandi del design italiano Bruno Munari ed Enzo Mari con il famoso modello “Concorso” soprannominato “Diamante” per l’originale forma sfaccettata.
Grande importanza ha anche la promozione pubblicitaria di questi modelli, dove le case costruttrici fanno a gara per aggiudicarsi le migliori firme dell’illustrazione.

Negli anni Cinquanta viene sviluppato anche il sistema idraulico per l’estrazione dell’espresso, che si affianca a quello più in voga del pistone. Spesso le case produttrici realizzano gli stessi modelli sia con sistema a leva che con sistema idraulico.
Le macchine idrauliche eliminano la leva ed introducono un gruppo elettrico automatico, dotato nella parte superiore di un moltiplicatore di pressione dell’acqua che tramite il pistone ottiene la compressione dell’acqua fino a 10 bar, e quindi la crema caffè.
Il motivo per cui il sistema idraulico non conosce una diffusione così capillare è insito proprio nella sua tecnologia: infatti non tutte le città avevano impianti di diffusione idrica
che erogassero la pressione necessaria ad estrarre correttamente il caffè. Non furono sufficienti nemmeno strumenti aggiuntivi che aumentavano la pressione dell’acqua in uscita dai tubi a decretare il successo di queste macchine che, per la mancanza delle leve, presentavano un design più compatto, anticipatore delle linee in seguito applicate ai modelli ad estrazione.

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 la macchina da caffè espresso oltre ad avere una tecnologia sempre più avanzata, rispecchia le forme e linee dell’Italian Style dagli anni Cinquanta in avanti.
Le forme arrotondate e le linee morbide che partono dall’industria americana delle auto, dei Juke box e degli elettrodomestici, arrivano a contagiare anche il design italiano e di conseguenza anche le macchine da caffè espresso prodotte in questi decenni.

Macchine del periodo: 1948 - 1960